Per “oro da investimento”, secondo la legge 7/2000, si intende il metallo lavorato in lingotti e in placchette «di peso accettato dal mercato dell’oro, ma comunque superiore ad 1 grammo, di purezza pari o superiore a 995 millesimi». E le monete d’oro «di purezza pari o superiore a 900 millesimi, coniate dopo il 1800, che hanno o hanno avuto corso legale nel Paese di origine, normalmente vendute a un prezzo che non supera dell’80 per cento il valore sul mercato libero dell’oro in esse contenuto».
L’oro da investimento va dunque distinto dall’oro da gioielleria, a uso ornamentale (ad esempio, i gioielli e i monili); dal «materiale d’oro ad uso prevalentemente industriale», che include tra l’altro la materia prima aurifera grezza (come i granuli, le polveri, i pani, i minerali auriferi); dall’oro da investimento destinato a successiva lavorazione e che muta perciò la propria qualificazione (quindi anche quello in condizioni di “rottame” o “rifiuto”, da destinare a fusione).

 

Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/2013/2013-11-22/l-oro-investimento-112527.shtml?uuid=ABjOjye&fromSearch

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